Guardarsi un poco attorno e rivolgere per un attimo il pensiero a ciò che ci circonda - un attimo poco oltre il desiderio di tornare su noi stessi - può regalare un’epifania: al giorno d’oggi, il mondo racconta di sé una storia frammentata. E se “niente è più sfuggente dell’ovvio”, come diceva Conan Doyle, quanto detto merita qualche minuto di attenzione.
La contemporaneità cui partecipiamo è percorsa da fratture, una superficie incrinata. Appare come il viaggio di molti, su infinite strade, lungo innumerevoli percorsi, verso incalcolabili obiettivi (aprite uno qualunque dei vostri social network - o riguardate quello da cui siete arrivati a questo testo - e scorrete alcune foto, con le didascalie; vi sarà più facile dare un’immagine alle mie parole).
Mai come oggi ciascuno è prepotentemente se stesso.
Mai come oggi siamo stati tanto diversi l’uno dall’altro.
Quest’oceano di diversità è riversato in un mare di storie, una, o spesso più, per ciascuno di noi. Attraverso foto, video, acquisti, canzoni, stili di vita e tanto altro ancora, a portata di click, possiamo costruire un’immagine di noi stessi tanto appagante e articolata, quanto in un vicinissimo passato nessuno avrebbe mai potuto fare.
Vite componibili con parti intercambiabili sono all’istantanea portata di ogni abitante del mondo occidentale, con una buona connessione ad internet. Eppure, se nella stessa narrazione che una persona dà di sé è racchiusa, a volte, una profonda e incoercibile contraddizione, cosa ne è delle storie di tanti e tanti altri, che banalmente non siamo noi? Cosa ne sappiamo veramente? Un secolo e mezzo fa, i dotti della Terra viaggiavano con una stessa biblioteca intellettuale e una prospettiva sui fatti del mondo che poteva variare nelle aspirazioni, ma condivideva il senso di realtà. Oggi, le opportunità di un abitante dell’occidente sono ben oltre i più fervidi sogni del suo antenato viaggiatore. Ma gli altri nel mondo? E chi condivide l’esperienza del viaggiatore presente?
Siamo più che connessi gli uni agli altri, abbiamo mezzi potentissimi per condividere, ma possedere lo strumento non è aver raggiunto l’obiettivo. Una strada permette di andare da un luogo ad un altro, ma non ci trasporta a destinazione, soltanto ci semplifica il cammino. Oggi possiamo molto, ma ciò non implica che facciamo molto. È stato detto (ed è probabilmente vero) che l’era digitale è già una svolta chiave per l’umanità, ma che al momento presente non si conosce ancora che fare degli strumenti ch’essa ci ha fornito. Siamo, in pratica, come cavernicoli che per caso hanno acciuffato il fuoco e ancora non abbiamo capito bene cosa farci. Qualcuno grida al miracolo, qualcuno alla stregoneria.
E questo a voler tacere di migrazioni, guerre, geopolitica, inquinamento…
La tentazione di metterci una pietra sopra e bollare genericamente come “Babele” tutto quanto cade al di fuori del nostro orizzonte, è una tentazione grande. Ma, dall’altra parte, è proprio lo stringersi di quello stesso orizzonte che ci spingerà fuori dal nido. Perché s’è vero che l’uomo teme tutto quanto non conosce, altrettanto vero è che desidera conoscere tutto quanto può, per fronteggiare quanto resta ignoto per lui.
Obiettivo delle attività promosse dal CSR “Vittorio Monaco”, è esattamente stimolare quella curiosità: cercare fuori da sé, raccontare e raccontare bene, creare, discutere, condividere (non in modo effimero) e dialogare. Dialogare soprattutto.Quest’anno, a seguito del rinnovo del Consiglio direttivo - nel segno di una continuità ch’è anch’essa dialogo tra passato e presente - il calendario delle attività si presenta ulteriormente variegato e composito. Con l’ambizione, non tanto di saper dare una visione del mondo unitaria, ma di stabilire un primo contatto fra le parti, di fornire, a tutti coloro che lo vorranno, poche essenziali coordinate per muoversi nel mondo. I rudimenti, come anticipato nel titolo, per alfabetizzarsi alla contemporaneità.
La nostra ambizione forse non ci porterà alla meta, ma l’impegno che profonderemo nell’impresa sarà, come di consueto, attento e meticoloso, contentandoci, se non di arrivare, almeno di poter scrivere - per dirla con parole di Vittorio - “la cronaca di un angolo di mondo | lontano dalle strade di chi ha fretta”. Un po’ più consapevolmente.
Antonio de Capite Mancini
consigliere
(Presentazione Calendario attività 2018-2019)
Sabato 12 maggio 2018, presso l'Auditorium dell'Annunziata di Sulmona, dalle ore 17,30, sarà ospite del Centro Studi e Ricerche "Vittorio Monaco", Melita Cavallo ex giudice del tribunale dei minorenni di Roma. Con lei parleremo della tutela e dei diritti nelle famiglie che cambiano a partire dal suo libro "Si fa presto a dire famiglia" (Laterza, 2016).
Nel libro Melita Cavallo propone una galleria di storie vere e insieme esemplari: i casi di Remo e Katia, vittime di una madre anaffettiva e incurante; di Lira, che a otto anni comprende e accetta l'amore omosessuale del padre; di Lina, madre adottiva alla ricerca disperata dei genitori naturali del figlio diciottenne; di zia Flora e zia Rosa, due anziane signore che si prendono cura di una bambina appena nata; di Lucia, vittima di abusi da parte del compagno della madre; e poi di Luca, figlio felice di una coppia omogenitoriale... Queste e altre testimonianze fanno entrare il lettore nel vivo delle vite di bambini e famiglie che si affacciano ogni giorno nelle aule del Tribunale per i minorenni, in cui l'autrice ha operato per oltre trent'anni. L'obiettivo è non solo quello di far luce sui cambiamenti profondi della famiglia, ma anche di sollecitare scelte efficaci in tutti coloro che hanno un ruolo educativo verso bambini e ragazzi.